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La natura: flora e fauna

Vacone, natura da scoprire

Ci troviamo nella Sabina dei castelli pittoreschi e dei boschi sacri; la Sabina dei dirupi scoscesi e delle coste montane pienamente boscate, dove la natura si manifesta nelle forme più variegate, da quelle più aggressive e sconvolgenti a quelle più dolci e riposanti.
Le ville costruite di recente indicano l'interesse del turista per quest'area che sembra idealmente connettersi con il mondo romano dell'età imperiale, quando la classe senatoriale romana trovava in Sabina la "terra promessa" e vi edificava, come si rileva dai resti archeologici, le dimore adibite, nella pars urbana, a residenza signorile e, nella pars fructuaria, ad approvvigionamenti con appendice abitativa.
Il paesaggio costellato dalle alture dei Colli e dei Monti Sabini, dalle pendici rigogliose di un verde intensissimo in Primavera e in Estate e dai colori caldi e bruciati nell'Autunno e nell'Inverno, spesso ravvivate dal segno della presenza umana, fanno di questo luogo la meta ideale per riposare il corpo e lo spirito dal frastuono e dai ritmi frenetici della metropoli.
Il clima della zona è temperato, caratterizzato da una piacevole ventilazione nelle zone di maggiore altitudine; raramente, durante l'inverno, si verificano nevicate, grazie alla protezione dei Monti Sabini a NE, mentre la piovosità moderata nei periodi invernali ed autunnali rende fertile la terra.
L'agricoltura, malgrado le profonde trasformazioni sociali degli ultimi anni, rimane attività di notevole importanza insieme alla zootecnia ed allo sfuttamento delle aree boschive e del sottobosco, con produzioni di funghi, castagne e la presenza di bestiame allo stato brado.

La flora

Se è vero che il territorio vaconese non si discosta dalle caratteristiche generali peculiari dei Monti Sabini, c'è da notare che riveste invece una particolare importanza come punto di confluenza di due ben distinti areali geografici: la macchia mediterranea e la macchia appenninica.
E' noto che all'inizio dell'era quaternaria, il mare copriva tutto il Lazio ed emergevano soltanto, a nord, il Soratte, i monti Sabini, i monti della Tolfa, a sud i Lepini, gli Ausoni e gli Aurunci.
L'antica linea di costa si può ancora riconoscere lungo il versante occidentale dei monti Sabini, ricercando le tracce di organismi marini, quali perforazioni e canalicoli facilmente riconoscibili sulle rocce calcaree.
L'intervento dell'uomo ha alterato le tracce superficiali, soprattutto per l'avvenuta rimozione delle pietre dai terreni coltivati e il loro utilizzo come materiali da costruzione.

Un'osservazione attenta consente ancora oggi di trovare reperti interessanti, soprattutto alle quote più basse. La presenza di macchia mediterranea a notevole distanza dal mare rappresenta un'ulteriore testimonianza del paleoambiente marino.
Si può così ritrovare una fantasiosa varietà di specie vegetali mentre le aree coltivate sono spesso adiacenti ai boschi. La copertura della macchia mediterranea-appenninica si trova così interrotta e sostituita da specie agrarie come l'olivo e la vite, che sono gli elementi dominanti dell'attuale paesaggio.

L'olivo in particolare riveste notevole interesse, vista l'altissima qualità dell'olio prodotto, caratterizzato dal bassissimo grado di acidità, grazie alla crescita su terreni prevalentemente sassosi.
Per quanto riguarda il patrimonio boschivo la parte del leone la fa il leccio (quercus ilex) mentre le altre specie (castagno, quercia, cerro, orniello, olmo, ecc.) rientrano nella media fascia forestale dei Monti Sabini.
Tra le specie arboree la cui presenza è di un qualche interesse ricordiamo: il pino di Aleppo, il sorbo domestico, il terebinto, il corbezzolo, l'acero montano, il sambuco, l'alloro.
In tutte le stagioni si possono osservare le manifestazioni della flora; così, per esempio, nel periodo invernale si può ammirare il lussureggiante splendore del viburno, con le drupe tondeggianti di colore blu-nero con riflessi argentei.

Sui prati montani si possono incontrare numerose piante note per le loro virtù medicinali come, per esempio, la santoreggia (chiamata localmente mentuccia, utilizzata anche in cucina), il finocchio selvatico, l'elicriso italico dall'intenso profumo di nettare, l'elegante euforbia arborea, la borragine dai fiori blu cobalto e, non ultima, la juniperus sabina, arbusto dal forte odore e dal sapore aromatico e resinoso.
Tra le specie erbacee meritano una menzione alcune orchidee spontanee del genere Orchis e Ophris (rispettivamente le limodorum abortivum e le hymantoglassum ircinium).
Da ricordare infine i prodotti pregiati dei boschi: i funghi, tra cui i tartufi. Tra i funghi eduli, ricordiamo quelli che hanno una maggiore fama gastronomica: il porcino (boletus edulis), l'ovolo buono (amanita caesarea) il galletto (cantharellus cibarius).

Importante è anche la presenza dei tartufi neri nelle sottospecie tuber melanosporum e tuber aestivum.
Per informazioni micologiche particolareggiate, si rinvia alla letteratura specializzata.
In questa sede, sembra doveroso ricordare che accanto alle pregiate specie commestibili, si registrano numerose presenze di varietà velenose, tra le quali l'amanita phalloides e l'amanita muscaria sono particolarmente temibili.
E' noto che la ricerca dei funghi eduli è un'arte che esige una lunga pratica. A prescindere dalla necessaria autorizzazione amministrativa per la raccolta, stabilita da un'apposita legge della Regione Lazio, la mancanza di esperienza può nascondere insidie anche mortali.

La fauna

Storicamente la fauna dei Monti Sabini già tra l'XI e il XII secolo si rivelava assai varia e caratterizzata da ungulati di grossa e media taglia, come il cervo, il capriolo e il cinghiale; anche il lupo e l'orso erano piuttosto diffusi e costituivano le principali specie predatorie di queste montagne.
Circa questi ultimi due mammiferi, le cronache riferiscono che gli ultimi lupi furono abbattuti tra gli anni 1950 e 1960; per l'orso, invece, gli ultimi avvistamenti risalgono al 1500. Comunque, attualmente, dei due grossi carnivori non rimane alcuna traccia.
Tra gli ungulati solo il cinghiale, per la sua alta capacità di riproduzione e per la sua rusticità, popola ancora frequentemente i boschi di Vacone, mentre per il cervo e il capriolo le ultime segnalazioni risalgono al 1600.

Per quanto riguarda i mammiferi di taglia inferiore, l'avifauna e le altre componenti faunistiche, si riporta è una lista degli animali che si possono incontrare, purtoppo abbastanza timorosi, poiché è una zona nella quale viene praticata la caccia.
Mammiferi: arvicola, quercino, riccio, moscardino, ghiro, gatto selvatico, istrice, lepre, faina, tasso, donnola, scoiattolo, volpe.
Avifauna: a parte la numerosa presenza di passeriformi, l'appassionato di birdwatching può osservare: civetta, assiolo, gufo, poiana, cuculo, colombaccio, cornacchia grigia, picchio rosso maggiore e picchio verde, falco pellegrino, gheppio, ghiandaia, cincia, gazza, allocco, barbagianni, upupa.
Anfibi: rospo comune, raganella, salamandrina dagli occhiali, tritone comune, tritone crestato, rana verde, rana italica, rana dalmatina e, di importante segnalazione, l'ululone dal ventre giallo.
Rettili: orbettino, ramarro, lucertola campestre, luscengola; da ricordare tra gli ofidi: cervone, biacco, coronella austriaca, colubro di Esculapio, natrice tessellata e dal collare, vipera aspis.
Artropodi: oltre alle specie comuni alla zona di riferimento, una nota particolare riguarda un lepidottero (farfalla) di grandi dimensioni e di notevole bellezza: Caraxes Jasus. Questo insetto, superstite di una fauna mediterranea calda africana, nella forma larvale di bruco, si nutre del corbezzolo.

 

 
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