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La Cava di marmo

Lo sviluppo di processi geologici sul sedimento calcareo presente nella zona di Cottanello ha portato alla formazione di un marmo particolare variabile nel colore e nella forma, molto disomogeneo e poco compatto.

A circa 4 km. dal paese, in una verde radura, si trovano le famose cave di marmo rosso, denominato "Pietra Persichina" o "Marmo di Cottanello", estratto nelle cave del monte Lacerone che sovrasta il paese.
Esso era noto sin dal I sec. a.C. sebbene il suo impiego fosse limitato a opere di pavimentazione per le sue spiccate proprietà di compattezza e resistenza e se ne facesse largo uso in prossimita' della localita' di estrazione, come mostrano i ritrovamenti della villa romana dei Cotta.

Rosso, con venature bianche e grigie, questa pietra conobbe un impulso straordinario al di fuori dei confini locali tra la fine del 1640 e il 1690. L’impiego del marmo di Cottanello a Roma è documentato per la prima volta nel 1648 nella Fabbrica di San Pietro, il cantiere romano per eccellenza, alla cui edificazione avevano contribuito artisti come Bramante, Michelangelo e Bernini. Nel 1645, ad un anno dalla salita al soglio pontificio, Innocenzo X Pamphili avviò la decorazione dell’interno di San Pietro in previsione del Giubileo del 1650, affidando la direzione dei lavori a Gian Lorenzo Bernini, Architetto della Fabbrica dal 1629.
Per l’abbellimento delle navate e dei pilastri della chiesa furono impiegate enormi quantità di marmi che comportarono ingenti spese e notevoli difficoltà di approvvigionamento: per ovviare a tale inconveniente si fece largo uso sia di materiali di reimpiego che di scavo proveniente da località limitrofe, in particolare dalla piana romana, dai Colli Albani e dalla Sabina.
All'interno di S. Pietro il marmo di Cottanello fu impiegato dal Bernini per la costruzione delle stupende 44 colonne poste intorno agli altari laterali della Basilica.